Metodo Augustus

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di Elvezio Galanti

Elvezio Galanti
Elvezio Galanti

“Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose”. Così duemila anni fa, con una frase che raccoglieva una visione del mondo unitaria fra il percorso della natura e la gestione della cosa pubblica, l’imperatore Ottaviano Augusto coglieva pienamente l’essenza dei concetti che oggi indirizzano la moderna pianificazione di emergenza che si impernia proprio su concetti come semplicità e flessibilità.

In sostanza: non si può pianificare nei minini particolari, perchè l’evento – per quanto previsto sulla carta – al suo “esplodere” è sempre diverso. Il metodo Augustus nasce da un bisogno di unitarietà negli indirizzi della pianificazione di emergenza che, purtroppo, fino ad oggi ha visto una miriade di proposte spesso in contraddizione fra loro perchè formulate dalle varie amministrazioni locali e centrali in maniera tale da far emergere solamente il proprio “particolare”. Tale tendenza ha ritardato di molto il progetto per rendere più efficaci i soccorsi che si muovono in un sistema complesso tipico di un paese come il nostro.

Esigenza questa assunta come “primaria attività” da perseguire nel campo della protezione civile del Sottosegretario di Stato Franco Barberi che, ricoprendo anche la responsabilità della Direzione Generale della protezione civile e dei servizi antincendio, ha potuto incaricare un gruppo di lavoro specifico per l’elaborazione di una unica linea guida per la pianificazione di emergenza.

Altre carenze erano state evidenziate dal Sottosegretario nel campo della pianificazione di emergenza: la genericità della legge 225/92 per l’attività di pianificazione di emergenza; la carenza procedurale ed effettiva, nella circolare n.2 del 1994 riguardante la pianificazione di emergenza del Dipartimento della Protezione Civile, sia per il mancato riferimento dei piani di emergenza per il rischio idrogeologico alla suddivisione del territorio per i bacini idrografici (previsti dalla legge 183/89 difesa del suolo), sia per l’assenza di un riferimento sul modello di intervento all’interno delle pianificazioni di emergenza.

Il gruppo di lavoro incaricato di elaborare le linee guida “Augustus” (composto da funzionari del Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero dell’Interno), tenendo conto di queste indicazioni, ha prodotto un lavoro che rappresenta una sintesi coordinata degli indirizzi per la pianificazione, per la prima volta raccolti in un unico documento operativo.

L’importanza delle linee guida del metodo Augustus, oltre a fornire un indirizzo per la pianificazione di emergenza, flessibile secondo i rischi presenti nel territorio, delinea con chiarezza un metodo di lavoro semplificato nell’individuazione e nell’attivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile. Nel nostro paese non mancano (o, comunque, non mancano sempre) i materiali ed i mezzi: mancano soprattutto gli indirizzi sul come attivare queste risorse in modo sinergico.

Il metodo Augustus vuole abbattere il vecchio approccio di fare i piani di emergenza basati sulla concezione burocratica del solo censimento di mezzi utili agli interventi di protezione civile e introdurre con forza il concetto della disponibilità delle risorse; per realizzare questo obiettivo occorre che nei piani di emergenza siano introdotte le funzioni di supporto con dei responsabili in modo da tenere “vivo” il piano, anche attraverso periodiche esercitazioni ed aggiornamenti.

Nel metodo Augustus sono ben sviluppati questi concetti per le competenze degli Enti territoriali proposte alla pianificazione (per gli eventi di tipo a) e b) art. 2 L.225/92), ove viene evidenziato che attraverso l’istituzione delle funzioni di supporto nelle rispettive sale operative (9 funzioni per i comuni e 14 per le province e regioni) si raggiungono due obiettivi primari per rendere efficace ed efficiente il piano di emergenza:

a)     avere per ogni funzione di supporto la disponibilità delle risorse fornite da tutte le amministrazioni pubbliche e private che vi concorrono;

b)     affidare ad un responsabile della funzione di supporto sia il controllo della specifica operatività, sia l’aggiornamento di questi dati nell’ambito del piano di emergenza. Inoltre far lavorare in “tempo di pace” i vari responsabili delle funzioni di supporto per l’aggiornamento del piano di emergenza fornisce l’attitudine alla collaborazione in situazioni di emergenza, dando immediatezza alle risposte di protezione civile che vengono coordinate nelle Sale Operative.

Si chiarisce con il metodo Augustus la diversità dei ruoli nel modello di intervento Provinciale con la distinzione dei ruoli del CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) e della Sala Operativa. Il CCS si configura come l’organo di coordinamento Provinciale ove si individuano delle strategie generali di intervento, mentre nella Sala Operativa Provinciale si raccolgono le esigenze di soccorso e si risponde secondo le indicazioni provenienti dal CCS. Questi due organi debbono necessariamente operare in distinti locali, ma sotto un’unica autorità

Il COM è invece la struttura decentrata del coordinamento Provinciale per meglio svolgere la direzione unitaria dei servizi di emergenza coordinandoli a livello provinciale con gli interventi dei Sindaci dei Comuni afferenti al COM stesso.

Le funzioni di supporto, da attuare nei comuni, non debbono essere necessariamente 14 ma dovranno essere istituite a ragion veduta, in maniera flessibile o in base a una pianificazione di emergenza già predisposta in un determinato territorio per un determinato evento, oppure per far fronte ad immediate esigenze operative dei comuni durante o prima di un evento calamitoso.

Il Sindaco a sua volta non possiede un organo di supporto per le strategie, ma organizza la risposta di protezione civile sul proprio territorio attraverso la costituzione di una Sala Operativa comunale.

Questo metodo di lavoro, dunque, è valido certamente per i Sindaci (che sono la prima autorità di protezione civile) e per i responsabili di protezione civile degli enti territoriali, che il DLGS 112 del 31/3/98, più noto come «Decreto Bassanini» conferisce loro dirette funzioni sia di pianificazioni che di attuazione di interventi urgenti in caso di crisi per eventi classificati «a» e «b» (art. 2, L. 225/92) avvalendosi anche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Il metodo Augustus rappresenta comunque un punto di riferimento per tutti gli operatori di protezione civile che, con competenze diverse, sono impegnati quotidianamente ad affrontare le emergenze spesso configurate impropriamente come “eventi naturali”, con una loro specifica ciclicità.

E’ ormai noto a tutti che terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, frane, si manifestano quasi sempre, nei territori dove in passato tali eventi hanno causato sistematiche distruzioni e disagi di ogni tipo alla popolazione. Negli ultimi anni la distruzione dei beni e i danni alla popolazione sono aumentati per un uso dissennato del territorio e delle risorse che hanno elevato in maniera critica il valore esposto e, quindi, l’entità del rischio in aree notoriamente pericolose. Se la ciclicità è un fattore costante per un fenomeno calamitoso, l’entità del danno e il tipo di soccorsi sono parametri variabili; per questo si dice che le emergenze non sono mai uguali fra loro a parità di intensità dell’evento che si manifesta. Quindi, proprio per questo, gli operatori di protezione civile debbono essere pronti a gestire “l’incertezza”, intesa come l’insieme di quelle variabili che di volta in volta caratterizzano gli effetti reali dell’evento.

La “gestione dell’incertezza” si affronta con le stesse regole con cui la scienza medica affronta il pericolo o il rischio di contagi nelle malattie: applicando, cioè, il principio della massima prevenzione attraverso il ricorso alla vaccinazione di massa. Nell’attività preparatoria della protezione civile questo principio corrisponde a gestire in maniera corretta il territorio ad organizzare una corretta informazione alla popolazione sui rischi e all’adozione, nel piano locale di protezione civile di linguaggi e procedure unificate fra le componenti e le strutture operative che intervengono nei soccorsi. Di fondamentale rilevanza è anche l’organizzazione di periodiche esercitazioni di protezione civile con la popolazione e i soccorritori per passare dalla “cultura del manuale” alla “cultura dell’addestramento”.

Insomma si tratta di coordinare un sistema complesso nelle sue molteplici specificità e competenze: “Augustus” è la base su cui improntare le attività di pianificazione a tutti i livelli di responsabilità che sono individuate dalle attuali norme di protezione civile. E’ un metodo di lavoro di base che, comunque, rimane oggettivamente valido al di là delle diverse assunzioni di responsabilità che nuove norme potranno assegnare a soggetti diversi dall’attuale ordinamento. Siamo oggi in grado, per quanto concerne la pianificazione di emergenza, di uniformare le procedure delle pianificazioni nazionali a quelle regionali, provinciali e comunali

Queste pagine non comprendono gli indirizzi della pianificazione nazionale ma quelle concernenti le risposte di protezione civile sul territorio attraverso i piani provinciali e comunali.

Il Piano deve contenere:

  • Coordinamento ed indirizzo per tutte le fasi di risposta previste dal Piano;
  • Procedure semplici e non particolareggiate;
  • Individuazione delle singole responsabilità nel modello di intervento;
  • Flessibilità operativa nell’ambito delle funzioni di supporto.

 

 

Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile

COORDINAMENTO E INDIRIZZO

La legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, consente per la prima volta l’attuazione della pianificazione di emergenza.

Il coordinamento e indirizzo per le attività di Previsione, Prevenzione e Soccorso nell’ambito del Servizio Nazionale riguarda:

  • Le tipologie degli eventi secondo quanto previsto dall’art. 2;
  • Il decentramento con specifiche competenze alle autonomie locali per le attività di Previsione, Prevenzione e Soccorso;
  • Gli ambiti di competenza delle Componenti e delle Strutture Operative;
  • Il Comitato Operativo della P.C., art. 10;
  • La Commissione Grandi Rischi.

Per lo svolgimento di tali attività sono individuati dalla L.225/92 e dal D.LGS. 112/98 differenti Enti e/o Amministrazioni, sia a livello centrale che a livello periferico.

 

 

Caratteristiche di base per la pianificazione di emergenza

DEFINIZIONE DI PIANO

Il progetto di tutte le attività coordinate e delle procedure di Protezione Civile per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso atteso in un determinato territorio è il PIANO DI EMERGENZA Il Piano di emergenza deve recepire:

  1. Programmi di Previsione e Prevenzione;
  2. Informazioni relative a

a)     processi fisici che causano le condizioni di rischio e relative valutazioni,

b)     precursori,

c)     eventi,

d)     scenari,

e)     risorse disponibili.

Di conseguenza occorre rappresentare cartograficamente le indicazioni utili alla caratterizzazione dei possibili scenari di rischio per l’attuazione delle strategie di intervento per il soccorso e il superamento dell’emergenza, razionalizzando e mirando l’impiego di uomini e mezzi.

SUCCESSO DI UN’OPERAZIONE DI PROTEZIONE CIVILE

Al successo di un’operazione di protezione civile concorrono le seguenti condizioni:

  • Direzione unitaria

La direzione unitaria delle operazioni di emergenza si esplica attraverso il coordinamento di un sistema complesso e non in una visione settoriale dell’intervento.

  • Comunicazione

Costante scambio di informazioni fra il sistema centrale e periferico nell’ambito del SNPC

  • Risorse

Utilizzo razionale e tempestivo delle risorse realmente disponibili e della reperibilità degli uomini e dei mezzi adatti all’intervento.

STRUTTURA DI UN PIANO

Il piano deve essere strutturato in tre parti fondamentali:

  1. Parte generale:

Si raccolgono tutte le informazioni relative alla conoscenza del territorio, alle reti di monitoraggio presenti, alla elaborazione degli scenari di rischio

  1. Lineamenti della pianificazione:

Si individuano gli obiettivi da conseguire, per dare una adeguata risposta di P.C. ad una qualsiasi emergenza.

  1. Modello di intervento:

Si assegnano le responsabilità nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze di P.C.; si realizza il costante scambio di informazioni nel sistema centrale e periferico di P.C.; si utilizzano le risorse in maniera razionale

Questi criteri sono applicabili alla pianificazione di emergenza a livello Nazionale, Regionale, Provinciale e Comunale. In queste pagine si affrontano esclusivamente i due ultimi livelli.

ANALISI COMPARATA FRA ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E DI PIANIFICAZIONE

Criteri di programmazione e pianificazione

La programmazione deve essere distinta dalla pianificazione. Essa infatti attiene alla previsione e alla prevenzione, intesa come conoscenza dei rischi che insistono sul territorio nazionale e come attività di mitigazione degli stessi. I programmi devono essere ricognitivo delle problematiche afferenti al territorio e devono prevedere delle possibili soluzioni con specifico riferimento ai tempi  e alle risorse disponibili o da reperire. I piani consistono invece nell’insieme delle procedure operative d’intervento da attuarsi nel caso si verifichi l’evento atteso contemplato in un apposito scenario. I programmi costituiscono il presupposto per la pianificazione d’emergenza. In ogni caso i piani devono sempre e comunque essere correlati ai programmi triennali di previsione e prevenzione, predisposti a livello nazionale, regionale e provinciale, rispettivamente dallo Stato, dalle Regioni e dalla Provincia.

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           PROGRAMMAZIONE                                                         PIANIFICAZIONE

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L’attività di programmazione è afferente alla fase do previsione dell’evento, intesa come conoscenza tecnico scientifica dei rischi che insistono sul territorio, nonché alla fase della prevenzione intesa come attività destinata alla mitigazione dei rischi stessi. In particolare i programmi costituiscono il punto di riferimento per la determinazione delle priorità e delle gradualità temporali di attuazione degli interventi di protezione civile, in funzione della pericolosità dell’evento calamitoso, della vulnerabilità del territorio nonché delle disponibilità finanziarie.

l’attività di pianificazione consiste nella elaborazione coordinata delle procedure operative di intervento da attuarsi nel caso in cui SI verifichi l’evento contemplato in un apposito scenario di un determinato territorio.

 

 

 

 

 

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Livelli ed Enti e/o Amministrazioni competenti

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Livello nazionale: eventi di tipo “C” Legge 225/92 art. 2; DLGS 112/98 art. 107

La programmazione nazionale deve riguardare scenari connessi a rischi che per loro natura o estensione richiedono l’indirizzo degli organi centrali dello Stato.

 

 

Organismi di direzione e supporto

– Commissione Nazionale per la previsione e

prevenzione  dei Grandi Rischi

– Comitato Operativo della protezione Civile

 

La pianificazione ha l’obiettivo di definire e coordinare gli interventi di soccorso ed assistenza alla popolazione colpite da eventi che per intensità ed estensione debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari nonché per coordinare l’apporto delle vaie componenti  e strutture del Servizio nazionale. I piani di emergenza nazionali saranno distinti per tipo di rischio e riferiti ad aree specifiche del territorio italiano individuate con il concorso della comunità scientifica e comunque oggetto di programmazione nazionale.

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Livello regionale: le Regioni – eventi di tipo “B”  Legge 225/92 art. 2; DLGS 112/98 art. 108

L’attività di programmazione regionale deve riguardare scenari connessi a rischi che per la loro natura e per estensione richiedono l’intervento delle Regioni sulla base degli indirizzi nazionali (DLgs 112/98)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attuazione di interventi urgenti in caso di crisi determinata dal verificarsi o dell’imminenza di eventi di cui all’art. 2, comma 1, lettera b) della legge 225/92, avvalendosi anche del corpo nazionali dei vigili del fuoco. Indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali di emergenza in caso eventi calamitosi di cui all’art. 2, comma 1, lettera b), della Legge 225/92.  Attuazione degli interventi necessari per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da interventi calamitosi. Spegnimento degli incendi boschivi, fatto salvo quanto stabilito al punto 3 della lettera f) del comma 1 dell’art. 107 del DLgs 112/98. Dichiarazione dell’esistenza di eccezionale calamità o avversità atmosferica, ivi compresa l’individuazione dei territori danneggiati e delle provvidenze di cui alla Legge 185/92. Interventi per l’organizzazione e l’utilizzo del volontariato.

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PROGRAMMAZIONE                                                         PIANIFICAZIONE

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Livello periferico:

le Province – eventi di tipo “B”  Legge 225/92 art. 2; DLGS 112/98 art. 108 comma b)

 

I programmi provinciali devono riguardare scenari connessi a rischi che per loro natura ed estensione hanno rilevanza provinciale

 

Organismi di supporto

Comitato provinciale di protezione civile: è presieduto dal Presidente della provincia o da un suo delegato e composto da una rappresentante del Prefetto, esperti in protezione civile, esperti delle varie tipologie di rischio (art. 13 Legge 225/92)

 

 

Sono attribuite le funzioni relative: alla predisposizione dei piani provinciali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali; alla vigilanza sulla predisposizione da parte delle strutture provinciali di protezione civile; dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in caso di eventi calamitosi di cui all’art. 2, comma 1, lettera b) della legge 225/92.

 

 

 

 

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Livello periferico:

le Comunità Montane – eventi di tipo “B”  Legge 225/92 art. 2; DLGS 112/98 art. 108 comma c)

 

Le Comunità Montane possono costituire un riferimento unitario ed omogeneo per ambiti sub provinciali significativi, con particolare riferimento ai programmi di prevenzione mirati a tipologie di rischio specifiche dei territori montani e nel contesto delle funzioni delegate da province e regioni.

 

Le Comunità Montane sulla base degli indirizzi regionali possono partecipare alle attività di pianificazione dell’emergenza d’intesa con i comuni ricadenti nel proprio territorio ed a supporto delle attività di protezione civile del sindaco.

 

 

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Livello periferico:

i Comuni – eventi di tipo “A”  Legge 225/92 art. 2; DLGS 112/98 art. 108 comma c)

 

I Comuni concorrono all’organizzazione e realizzazione delle attività di protezione civile con le funzioni relative all’attuazione in ambito comunale delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai programmi e piani regionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Legge 225/92 art. 15, riconosce il potere del Sindaco di dotare l’ente locale di una struttura di protezione civile. Il Sindaco è titolare di un pubblico potere e pertanto l’obiettivo della sua funzione è di pubblico interesse. Come autorità di protezione civile il Sindaco è ente esponenziale degli interessi della collettività che rappresenta.

Di conseguenza al Sindaco in virtù di altre norme dell’ordinamento (Legge 142/90, DPR 175/88; DLgs 112/98) sono imposti: l’adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione dell’emergenza, necessari ad asicurare i primi soccorsi in caso di eventi calamitosi in ambito comunale; la predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dalla legge 142/90, e in ambito comunale, tramite le comunità montane, e alla cura della loro attuazione, sulla base degli indirizzi regionali; l’attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi urgenti necessari a fronteggiare la emergenza; la vigilanza sull’attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi urgenti; l’utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali.

 

 

Criteri di massima per la pianificazione PROVINCIALE di emergenza

(eventi calamitosi di cui all’art. 2, comma 1, lettera b, della legge 225/92)

È una pianificazione elaborata per fronteggiare, nel territorio provinciale, gli eventi con dimensioni superiori alla risposta organizzata dal Sindaco (eventi di tipo b). Il Piano  di emergenza si compone di:

A.    PARTE GENERALE
  1. LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
  2. MODELLO DI INTERVENTO

A – PARTE GENERALE

A.1- Dati di base

A.2- Scenario degli eventi attesi

A.3- Indicatori di evento e risposte del Sistema provinciale di protezione civile

A.1 Dati di base

Cartografia

occorre reperire la seguente cartografia, già realizzata da enti ed amministrazioni:

  • carta di delimitazione del territorio, regionale, provinciale e comunale, scala 1:200.000 o 1:150.000;
  • carta idrografica, scala 1:100.000;
  • carta dell’uso del suolo, scala 1:50.000;
  • carta dei bacini idrografici con l’ubicazione dei pluviometri e idrometri, scala 1:150.000 o 1:200.000;
  • carta geologica, scala 1:100.000;
  • carta geomorfologica, scala 1:25.000;
  • carta della rete viaria e ferroviaria, dei porti, aeroporti ed eliporti, scala 1:100.000;
  • cartografia delle attività produttive (industriali, artigianali, agricole, turistiche);
  • cartografia della pericolosità dei vari eventi nel territorio provinciale;
  • cartografia del rischio sul territorio provinciale.

Popolazione:

  • numero abitanti per comune e nuclei familiari;
  • carta della densità della popolazione per comune e provincia.

A.2 Scenari degli eventi attesi

Gli scenari si ricavano incrociando le seguenti cartografie tematiche che sono prodotte dalle Amministrazioni provinciali e regionali (programmi di protezione civile).

A.2.1 Rischio idrogeologico:

Alluvioni

  • cartografia delle aree inondabili;
  • stima della popolazione coinvolta nelle aree inondabili;
  • stima delle attività produttive coinvolte nelle aree inondabili;
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private coinvolte nelle aree inondabili;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

Frane

  • cartografia degli abitati instabili;
  • stima della popolazione nell’area instabile;
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private nell’area instabile;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio)

Dighe

  • tipi di crollo (sifonamento, tracimazione);
  • onda di sommersione (da crollo e/o manovra degli scarichi di fondo);
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private ubicate nell’area coinvolta dall’ipotetica onda di sommersione;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio.)

A.2.2 Rischio sismico:

  • carta della pericolosità sismica;
  • rilevamento della vulnerabilità (edifici pubblici e privati;)
  • stima dell’esposizione delle infrastrutture e dei servizi essenziali alla comunità;
  • censimento della popolazione coinvolta dall’evento atteso;

A.2.3 Rischio industriale:

  • censimento delle industrie soggette a notifica e dichiarazione;
  • specificazione dei cicli produttivi degli impianti industriali;
  • calcolo delle sostanze in deposito e in lavorazione;
  • censimento della popolazione nell’area interessata dall’evento;
  • calcolo dell’area d’impatto esterna alle industrie.

A.2.4 Rischio vulcanico:

  • serie storiche degli eventi vulcanici;
  • censimento della popolazione nell’area interessata dall’evento;
  • mappe di pericolosità;
  • rilevamento della vulnerabilità con riguardo anche all’esposizione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali;.
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

A.2.5 Rischio di incendio boschivo:

  • Carta dell’uso del suolo (estensione del patrimonio boschivo);
  • Carta climatica del territorio;
  • Carta degli incendi storici;
  • Carta degli approvvigionamenti idrici.

A.3 Aree di emergenza

  • cartografia delle aree per l’ammassamento dei soccorritori e delle risorse, scala 1:25.000;
  • cartografia degli edifici strategici e loro rilevamento della vulnerabilità, scala 1:5.000 o 1:10.000;

A.4 Indicatori di evento e risposte del Sistema provinciale di protezione civile

Gli eventi si dividono in eventi prevedibili (vulcanico, idrogeologico) e non prevedibili (terremoto, rischio chimico industriale, incendi boschivi). Qualora in una porzione di territorio si riscontrino eventi prevedibili in un arco di tempo determinato, sarà fondamentale collegare ad ogni allarme una risposta graduale del sistema provinciale di protezione civile. Sarà quindi necessario tramite il responsabile della funzione di supporto n. 1 (vedi pag. 11 e seguenti) garantire un costante collegamento con tutti quegli enti preposti al monitoraggio dell’evento considerato nel piano di emergenza.

B – LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE

I lineamenti sono gli obiettivi che le autorità territoriali devono conseguire per mantenere la direzione unitaria dei servizi di emergenza a loro delegati.

B.1 – Coordinamento operativo provinciale

Viene assunta la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare, a livello provinciale, per meglio supportare gli interventi dei Sindaci dei comuni interessati.

B.2 – Salvaguardia della popolazione

Questa attività è prevalentemente assegnata ai Sindaci.

Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate all’allontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per l’assistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.). Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il primo soccorso sanitario entro poche ore dall’evento.

B.3 – Rapporti tra le Istituzioni locali e nazionali per la continuità amministrativa e il supporto all’attività di emergenza

Si tratta di mantenere la continuità di governo assicurando il collegamento e le attività comunali e periferiche dello stato:

B.4 – Informazione alla popolazione

E’ fondamentale, che il cittadino residente nelle zone, direttamente o indirettamente interessate all’evento conosca preventivamente:

  • le caratteristiche essenziali di base del rischio che insiste periodicamente sul proprio territorio;
  • le predisposizioni del piano di emergenza nell’area in cui risiede;
  • come comportarsi, prima, durante e dopo l’evento;
  • con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.

B.5 – La salvaguardia del sistema produttivo

Questo intervento di protezione civile si può effettuare o nel periodo immediatamente precedente il manifestarsi dell’evento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che l’evento abbia provocato danni (evento imprevedibile) alle persone e alle cose; in questo caso si dovrà prevedere il ripristino dell’attività produttiva e commerciale nell’area colpita attuando interventi mirati per raggiungere tale obiettivo nel più breve tempo possibile. La concorrenza delle aziende produttive nel mercato nazionale e internazionale non permette che la sospensione della produzione sia superiore ad alcune decine di giorni.

B.6 – Ripristino della viabilità e dei trasporti

Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti sia terrestri, aerei, marittimi, fluviali, del trasporto per le materie prime e di quelle strategiche, l’ottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e l’accesso dei mezzi di soccorso nell’area colpita. In ogni piano sarà previsto, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto per il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per rendere piena funzionalità alla rete di trasporto.

B.7 – Funzionalità delle telecomunicazioni

La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gestire il flusso delle informazioni degli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nell’area colpita attraverso l’impiego massiccio di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovrà garantire la funzionalità delle reti telefoniche e radio delle varie strutture operative di protezione civile per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi etc. In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto che garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per ridare piena funzionalità alle telecomunicazioni per la trasmissione di testi, immagini e dati numerici.

B.8 – Funzionalità dei servizi essenziali

La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante l’utilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti dovrà prevedere l’impiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato (Enel, gas…), prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.

B.9 – Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali

Nel ribadire che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile”, messo in crisi da una situazione di grandi disagi sia fisici che psicologici, è comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo anche specifiche squadre di tecnici specializzati nel settore per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure.

B.10 – Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose

La raccolta dei dati prevista da tale modulistica è suddivisa secondo le funzioni di supporto previste per la costituzione di una Sala Operativa. Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati, che risultano omogenei e di facile interpretazione.

B.11 – Relazione giornaliera per le Autorità centrali e conferenza stampa

La relazione dovrà contenere le sintesi delle attività giornaliere, ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente. Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno, anche attraverso i mass-media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovrà adottare. I giornalisti accreditati verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana. Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare per i giornalisti supporti logistici per la realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione.

B.12 – Struttura dinamica del piano provinciale: aggiornamento dello scenario ed esercitazioni

Il continuo mutamento dell’assetto urbanistico del territorio, la crescita delle associazioni del volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano sia per lo scenario dell’evento atteso che per le procedure  Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle strutture operative previste dal piano stesso; sarà quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza redatto, sullo specifico scenario di un evento atteso, in una determinata porzione di territorio. Per far assumere al piano le migliori caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie:

  • esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano;
  • esercitazioni congiunte tra strutture operative e popolazione interessata all’evento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni le azioni da compiere in caso di calamità).
  • esercitazioni periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e per testare l’efficienza dei collegamenti.

C – MODELLO DI INTERVENTO

Rappresenta il coordinamento di tutti i centri operativi (DICOMAC, CCS, COM, COC) dislocati sul territorio.

C.1 Sistema di comando e controllo

È il sistema per esercitare la direzione unitaria dei servizi di emergenza a livello provinciale e si caratterizza con tre strutture operative:

  • Centro Coordinamento Soccorsi (CCS);
  • Sala Operativa provinciale con 14 funzioni di supporto;
  • Centri Operativi Misti (COM).

Il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS)

Può configurarsi nel Comitato Provinciale della Protezione Civile ed è il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. Sarà composto dai massimi responsabili di tutte le componenti e strutture operative presenti nel territorio provinciale. Dovrà individuare le strategie di intervento per il superamento dell’emergenza razionalizzando le risorse disponibili nella Provincia e al tempo stesso garantire il coordinamento degli interventi del governo regionale o del governo nazionale a seconda della natura dell’evento calamitoso.

Decide inoltre la dislocazione nel territorio dei COM in accordo con il Comitato Operativo Nazionale in caso di evento di tipo “C”. Manterrà stretti collegamenti con le autorità preposte all’ordine pubblico.

La Sala Operativa è organizzata per 14 funzioni di supporto; esse rappresentano le singole risposte operative che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza a carattere provinciale

Ogni singola funzione avrà un proprio responsabile che in “tempo di pace” aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e in caso di emergenza provinciale sarà l’esperto che attiverà le funzioni di soccorso.

L’ubicazione della Sala Operativa dovrà essere individuata in sedi non vulnerabili e facilmente accessibili.

Le 14 funzioni sono così configurate:

1 – TECNICA E DI PIANIFICAZIONE

Questa funzione comprende i Gruppi Nazionali di ricerca ed i Servizi Tecnici nazionali e locali. Il referente sarà il rappresentante del Servizio Tecnico del comune o del Genio Civile o del Servizio Tecnico Nazionale, prescelto già in fase di pianificazione; dovrà mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche per l’interpretazione fisica del fenomeno e dei dati relativi alle reti di monitoraggio.

2 – SANITÀ’, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA

Saranno presenti i responsabili del Servizio Sanitario locale, la C.R.I., le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. In linea di massima il referente sarà il rappresentante del Servizio Sanitario Locale.

3 – MASS-MEDIA ED INFORMAZIONE

La sala stampa dovrà essere realizzata in un locale diverso dalla Sala Operativa. Sarà cura dell’addetto stampa stabilire il programma e le modalità degli incontri con i giornalisti. Per quanto concerne l’informazione al pubblico sarà cura dell’addetto stampa, coordinandosi con i sindaci interessati, procedere alla divulgazione della notizia per mezzo dei mass-media. Scopi principali sono:

  • informare e sensibilizzare la popolazione;
  • far conoscere le attività;
  • realizzare spot, creare annunci, fare comunicati;
  • organizzare tavole rotonde e conferenze stampa

4 – VOLONTARIATO

I compiti delle Organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla specificità delle attività esplicate dalle Organizzazioni e dai mezzi a loro disposizione. Pertanto, in Sala Operativa, prenderà posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile che avrà il compito di mantenere i rapporti con la consulta provinciale per il volontariato. Il coordinatore provvederà, in «tempo di pace», ad organizzare esercitazioni congiunte con altre forze preposte all’emergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative delle suddette Organizzazioni.

5 – MATERIALI E MEZZI

La funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione censisce i materiali ed i mezzi in dotazione alle amministrazioni; sono censimenti che debbono essere aggiornati costantemente per passare così dalla concezione del “censimento” delle risorse alla concezione di “disponibilità” delle risorse. Si tratta di avere un quadro delle risorse suddivise per aree di stoccaggio. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nell’area dell’intervento. Alla gestione di tale funzione concorrono i materiali e mezzi comunque disponibili. Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il coordinatore rivolgerà richiesta a livello centrale.

6 – TRASPORTO, CIRCOLAZIONE E VIABILITA’

La funzione riguardante il trasporto è strettamente collegata alla movimentazione dei materiali, al trasferimento dei mezzi, ad ottimizzare i flussi lungo le vie di fuga ed al funzionamento dei cancelli di accesso per regolare il flusso dei soccorritori. Questa funzione di supporto deve necessariamente operare a stretto contatto con il responsabile della funzione 10, “Strutture Operative”. Per quanto concerne la parte relativa all’attività di circolazione e viabilità il coordinatore è normalmente il rappresentante della Polstrada o suo sostituto; concorrono per questa attività, oltre alla Polizia Stradale, i Carabinieri ed i Vigili Urbani: i primi due per il duplice aspetto di Polizia giudiziaria e di tutori della legge e gli altri per l’indiscussa idoneità nella gestione della funzione in una emergenza a carattere locale. Si dovranno prevedere esercitazioni congiunte tra le varie forze al fine di verificare ed ottimizzare l’esatto andamento dei flussi lungo le varie direttrici.

7 – TELECOMUNICAZIONI

Questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale delle aziende di telecomunicazioni, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’associazione di radioamatori presente sul territorio, organizzare una rete di telecomunicazione alternativa affidabile anche in caso di evento di notevole gravità.

Il responsabile di questa funzione è normalmente un esperto di telecomunicazioni.

8 – SERVIZI ESSENZIALI

In questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali e le corrispondenti sale operative nazionali o regionali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l’efficienza e gli interventi sulla rete. L’utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque coordinata dal rappresentante dell’Ente di gestione presente nella funzione.

9 – CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE

L’effettuazione del censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dell’evento calamitoso per determinare sulla base dei risultati riassunti in schede riepilogative gli interventi d’emergenza. Il responsabile della suddetta funzione, al verificarsi dell’evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a:

  • persone
  • edifici pubblici
  • edifici privati
  • impianti industriali
  • servizi essenziali
  • attività produttive
  • opere di interesse culturale
  • infrastrutture pubbliche
  • agricoltura e zootecnia

Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarrà di funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune o del Genio Civile e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale.

E’ ipotizzabile l’impiego di squadre miste di tecnici per le verifiche speditive di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti.

10 – STRUTTURE  OPERATIVE S.a.R.

Il responsabile della funzione, dovrà coordinare le varie strutture operative presenti presso il CCS e i COM:

  • Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
  • Forze Armate
  • Forze dell’Ordine
  • Corpo Forestale dello Stato
  • Servizi Tecnici Nazionali
  • Gruppi Nazionali di Ricerca Scientifica
  • Croce Rossa Italiana
  • Strutture del Servizio sanitario nazionale
  • Organizzazioni di volontariato
  • Corpo Nazionale di soccorso alpino

11 – ENTI LOCALI

In relazione all’evento il responsabile della funzione dovrà essere in possesso della documentazione riguardante tutti i referenti di ciascun Ente ed Amministrazioni della zona interessata all’evento. Si dovranno anche organizzare gemellaggi fra le Amministrazioni comunali colpite, le “municipalizzate” dei comuni o delle regioni che portano soccorso per il ripristino immediato dei servizi essenziali (riattivazione delle discariche, acquedotto, scuole, servizi vari etc.).

12 – MATERIALI PERICOLOSI

Lo stoccaggio di materiali pericolosi, il censimento delle industrie soggette a notifica e a dichiarazione o altre attività pericolose che possono innescare ulteriori danni alla popolazione dopo un evento distruttivo di varia natura, saranno preventivamente censite e per ognuno studiato il potenziale pericolo che può provocare alla popolazione.

13 – ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE

Per fronteggiare le esigenze della popolazione che a seguito dell’evento calamitoso risultano senza tetto o soggette ad altre difficoltà, si dovranno organizzare in loco delle aree attrezzate per fornire i servizi necessari. Dovrà presiedere questa funzione un funzionario dell’Ente amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come aree di ricovero della popolazione. Per quanto concerne l’aspetto alimentare si dovrà garantire un costante flusso di derrate alimentari, il loro stoccaggio e la distribuzione alla popolazione assistita. Si dovranno anche censire a livello nazionale e locale le varie aziende di produzione e/o distribuzione alimentare.

14 – COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI

Il coordinatore della Sala Operativa che gestisce le 14 funzioni di supporto, sarà anche responsabile di questa funzione in quanto dovrà conoscere le operatività degli altri centri operativi dislocati sul territorio al fine di garantire nell’area dell’emergenza il massimo coordinamento delle operazioni di soccorso razionalizzando risorse di uomini e materiali. Con l’attivazione delle 14 funzioni di supporto tramite i loro singoli responsabili , si raggiungono due distinti obiettivi: si individuano a priori i responsabili delle singole funzioni da impiegare in emergenza e in “tempo di pace”, si garantisce il continuo aggiornamento del piano di emergenza con l’attività degli stessi responsabili. I responsabili delle 14 funzioni di supporto avranno quindi la possibilità di tenere sempre efficiente il piano di emergenza Questo consente di avere sempre nella propria sala operativa esperti che già si conoscono e lavorano per il Piano di emergenza. Ciò porterà a una maggiore efficacia operativa fra le “componenti” e le “strutture operative” (amministrazioni locali, volontariato, FF.AA, Vigili del Fuoco, etc.). Il responsabile della funzione 14 assumerà anche il ruolo di coordinatore della Sala Operativa. Il Centro Operativo Misto (COM) è una struttura operativa decentrata il cui responsabile dipende dal Centro Coordinamento Soccorsi vi partecipano i rappresentanti dei comuni e delle strutture operative. I compiti del COM sono quelli di favorire il coordinamento dei servizi di emergenza organizzati a livello provinciale con gli interventi dei sindaci appartenenti al COM stesso. L’ubicazione del COM deve essere baricentrica rispetto ai comuni coordinati e localizzata in locali non vulnerabili. Le funzioni di supporto da attuare nel COM non sono obbligatoriamente 14 ma inviduate in base al tipo e alle caratteristiche dell’emergenza presente o in corso.

 

C.2 Attivazioni in emergenza

Esse rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal centro coordinamento soccorsi.

C.2.1 Reperibilità dei componenti il CCS

Alla segnalazione di possibili pericoli o di eventi calamitosi in atto si dovranno attuare le procedure previste dal piano di emergenza dislocando immediatamente sul territorio i funzionari addetti alla gestione dei COM.

C.2.2 Reperibilità dei funzionari della Sala Operativa

La Sala Operativa è composta dai responsabili delle 14 funzioni di supporto i quali saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti.

C.2.3 Delimitazione delle aree a rischio

Tale operazione avviene tramite l’istituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilità, ed hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita dall’area a rischio. La predisposizione dei cancelli dovrà essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni.

C.2.4 Aree di ammassamento dei soccorritori nelle Province

Le aree di ammassamento dei soccorritori devono essere preventivamente individuate dalle Autorità competenti (Regione, Province, Comuni) al fine di garantire un razionale impiego nelle zone di operazione dei soccorritori.       Esse rappresentano il primo orientamento e contatto dei soccorritori con la zona colpita dall’evento. Tali aree debbono essere ubicate nelle vicinanze dei caselli autostradali o comunque facilmente raggiungibili per strade agevoli anche a mezzi di grande dimensioni; possibilmente lontano dai centri abitati a rischio.

Le funzioni di supporto

L’organizzazione di base per rendere efficaci e vitali tutte e tre le parti di un Piano (parte generale, lineamenti e modello di intervento) passa attraverso l’attuazione delle funzioni di supporto. Le funzioni di supporto, all’interno di un Piano di emergenza, sono l’organizzazione delle risposte che occorre dare alle diverse esigenze presenti in qualsiasi tipo di evento calamitoso. Ogni funzione, rispetto alle altre, acquisterà un rilevo differente a seconda degli effetti causati dal singolo evento calamitoso. La differenziazione della risposta sarà tanto più efficace quanto più il sistema del Piano sarà flessibile. Attraverso l’attivazione delle funzioni di supporto si conseguono quattro distinti obiettivi:

 

1° obiettivo

Si individuano i responsabili per ogni funzione ed il loro coordinatore

2° obiettivo

I singoli responsabili mantengono vivo, e quindi efficace, il Piano attraverso il quotidiano aggiornamento dei dati e delle procedure relative alla propria funzione di supporto.

 

3° obiettivo

In caso di emergenza i singoli responsabili di funzione assumono la veste di operatori specializzati nell’ambito della propria funzione di supporto.

 

4° obiettivo

Si struttura la Sala Operativa a seconda del numero di funzioni di supporto attivate.

 

PIANIFICAZIONE PROVINCIALE DI EMERGENZA

LE FUNZIONI DI SUPPORTO

 

1

 

TECNICA E

PIANIFICAZIONE

 

 

 

Gruppi di ricerca scientifica (CNR)

Istituto Nazionale di Geofisica

Regioni -Dipartimento PC Servizi Tecnici Nazionali

 

8

 

SERVIZI

ESSENZIALI

 

ENEL – SNAM – GAS – Acquedotto – Aziende municipalizzate – Sistema bancario – Distribuzione carburante – Attività  scolastica

 

2

 

SANITA’ UMANA

E VETERINARIA

ASSISTENZA SOCIALE

 

 

Responsabile 118

Regione/ASL

CRI.

Volontariato socio-sanitario

 

9

 

CENSIMENTO DANNI

A PERSONE E COSE

 

Attività produttive

(indust., artig., comm.)

Opere pubbliche

Beni culturali –Infrastrutture – Privati

 

3

 

MASS MEDIA E

 INFORMAZIONE

 

 

 

RAI

Emittenti tv/radio private: nazionali e locali

Stampa

 

10

 

STRUTTURE

OPERATIVE (S.a.R.)

 

Dipartimento PC – VV.F.  Forze Armate – C.R.I. – C.C. – G.D.F. – Forestale Capitanerie di Porto  – P.S. – Volontariato – CNSA (CAI)

 

4

 

VOLONTARIATO

 

 

 

 

Dipartimento PC

Associazioni locali,  provinciali, regionali, nazionali

 

11

 

ENTI LOCALI

 

Regioni

Province

Comuni

Comunità montane

 

5

 

MATERIALE

 E MEZZI

 

 

 

C.A.P.I. – Ministero dell’interno

Sist. Mercurio – FF. AA. – C.R.I. – Aziende pubbliche e private

Volontariato

 

12

 

MATERIALI

PERICOLOSI

 

VV.F.

C.N.R.

Depositi e industrie a rischio

 

6

 

TRASPORTI

CIRCOLAZIONE

E VIABILITA’

 

 

FF.SS.

Trasporto gommato, marittimo, aereo

ANAS

Soc. autostrade

Province – Comuni – ACI

 

13

 

ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE

 

Forze Armate

Ministero Interno

C.R.I.

Volontariato

Regioni – Province – Comuni

 

7

 

TELECOMUNICAZIONI

 

 

 

 

Ente Poste

Ministero delle telecomunicazione

Acconto di telecomunicazioni

 

14

 

COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI

 

Collegamento con i Centri Operativi Misti

Gestione delle risorse -Informatica

Criteri di massima per la pianificazione COMUNALE di emergenza

(eventi calamitosi di cui all’art. 2, comma 1, lettera a, della legge 225/92)

Il Comune può dotarsi o meno di una struttura comunale di protezione civile e di un piano comunale di emergenza. Tale scelta è sicuramente discrezionale, ma comunque non arbitraria e la mancata organizzazione di una seppur minima struttura di protezione civile deve essere fondata sulla motivazione della assoluta mancanza di tale necessità.

Il Piano Comunale di emergenza si articola in:

  1. A.    PARTE GENERALE
  2. B.    LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
  3. C.    PARTE GENERALE

A – PARTE GENERALE

A.1- Dati di base

A.2- Scenario degli eventi attesi

A.3- Indicatori di evento e risposte del Sistema Comunale di protezione civile

A.1- Dati di base

Cartografia:

  • carta di delimitazione del territorio, provinciale e comunale, scala 1:200.000 o 1:150.000;
  • carta idrografica, scala 1:100.000;
  • carta dell’uso del suolo comunale e provinciale, scala 1:50.000
  • carta del bacino idrografico con l’ubicazione dei pluviometri e idrometri, scala 1:150.000 o 1:200.000
  • carta geologica, scala 1:100.000;
  • carta geomorfologica, scala 1:25.000;
  • carta della rete viaria e ferroviaria, dei porti, aeroporti ed eliporti, scala 1:25.000;
  • cartografia delle attività produttive (industriali, artigianali, agricole, turistiche);
  • cartografia della pericolosità dei vari eventi nel territorio comunale;
  • cartografia del rischio sul territorio comunale.

Popolazione:

  • numero abitanti del comune e nuclei familiari;
  • carta densità della popolazione comunale.

A.2 Scenari degli eventi attesi

Lo scenario si ricava dai programmi di previsione e prevenzione realizzati dai Gruppi Nazionali e di Ricerca dei Servizi Tecnici Nazionali delle Province e delle Regioni.

A.2.1 Rischio idrogeologico:

Alluvioni

  • cartografia delle aree inondabili;
  • stima della popolazione coinvolta nelle aree inondabili;
  • stima delle attività produttive coinvolte nelle aree inondabili;
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private coinvolte nelle aree inondabili;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

Frane

  • cartografia degli abitati instabili;
  • stima della popolazione nell’area instabile;
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private nell’area instabile;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

Dighe

  • tipi di crollo (sifonamento, tracimazione);
  • onda di sommersione (da crollo e/o manovra degli scarichi di fondo);
  • quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private ubicate nell’area coinvolta dall’ipotetica onda di sommersione;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

A.2.2 Rischio sismico:

  • carta della pericolosità sismica;
  • rilevamento della vulnerabilità (edifici pubblici e privati);
  • stima dell’esposizione delle infrastrutture e dei servizi essenziali alla comunità;
  • censimento della popolazione coinvolta dall’evento atteso;
  • classificazione sismica del comune.

A.2.3 Rischio industriale:

  • censimento delle industrie soggette a notifica e dichiarazione;
  • specificazione dei cicli produttivi degli impianti industriali;
  • calcolo delle sostanze in deposito e in lavorazione;
  • censimento della popolazione nell’area interessata dall’evento;
  • calcolo dell’area d’impatto esterna alle industrie.

A.2.4 Rischio vulcanico:

  • serie storiche degli eventi vulcanici;
  • censimento della popolazione nell’area interessata dall’evento;
  • mappe di pericolosità;
  • rilevamento della vulnerabilità con riguardo anche all’esposizione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali;
  • indicatori di evento (reti di monitoraggio).

A.2.5 Rischio di incendio boschivo:

Carta dell’uso del suolo (estensione del patrimonio boschivo);

Carta climatica del territorio;

Carta degli incendi storici;

Carta degli approvvigionamenti idrici.

A.3 Aree di emergenza
  • cartografia delle aree per l’ammassamento dei soccorritori e delle risorse, scala 1:10.000;
  • cartografia delle aree utilizzabili per il ricovero della popolazione (attendamenti, roulottopoli e containeropoli), scala 1:10.000;
  • cartografia delle aree di attesa per la popolazione, scala 1:10.000 e 1:5.000
  • cartografia degli edifici strategici e loro eventuale rilevamento della vulnerabilità, scala 1:5.000 o 1:10.000;

A.4 Indicatori di evento e risposte del Sistema Comunale di protezione civile

Gli eventi si dividono in eventi prevedibili (vulcanico, idrogeologico) e non prevedibili (terremoto, rischio chimico industriale, incendi boschivi). Qualora in una porzione di territorio comunale si riscontrino eventi prevedibili in un arco di tempo determinato, sarà fondamentale collegare ad ogni allarme una risposta graduale del sistema comunale di protezione civile coordinata dal Sindaco. Sarà quindi prioritario da parte del Sindaco tramite il proprio Centro operativo (composto dai responsabili delle funzioni di supporto comunali) organizzare la prima risposta operativa di protezione civile, mantenendo un costante collegamento con tutti gli enti preposti al monitoraggio per gli eventi attesi nel proprio territorio. Con questo collegamento il Sindaco potrà predisporre in tempo reale tutte le attivazioni operative comunali in base al livello di allarme dato per l’evento.

B – LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE

I lineamenti sono gli obiettivi che il Sindaco, in qualità di Autorità di protezione civile, deve conseguire per garantire la prima risposta ordinata degli interventi (art.15 L.225/92)

B.1 – Coordinamento operativo comunale

Il Sindaco è Autorità comunale di protezione civile (art. 15, comma 3, Legge 225/92). Al verificarsi dell’emergenza assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso in ambito comunale e ne dà comunicazione al Prefetto al Presidente della Giunta Regionale e al Presidente della Provincia. Il Sindaco per l’espletamento delle proprie funzioni deve avvalersi di un Centro Operativo Comunale (COC).

B.2 – Salvaguardia della popolazione

Il Sindaco quale Autorità di protezione civile è Ente esponenziale degli interessi della collettività che rappresenta. Di conseguenza ha il compito prioritario della salvaguardia della popolazione e la tutela del proprio territorio. Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate all’allontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per l’assistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.) Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il primo soccorso sanitario entro poche ore dall’evento.

B.3 – Rapporti con le istituzioni locali per la continuità amministrativa e supporto all’attività di emergenza

Uno dei compiti prioritari del Sindaco è quello di mantenere la continuità amministrativa del proprio Comune (anagrafe, ufficio tecnico, etc.) provvedendo, con immediatezza, ad assicurare i collegamenti con la Regione, la Prefettura, la Provincia, la Comunità Montana. Ogni Amministrazione, nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla Legge, dovrà supportare il Sindaco nell’attività di emergenza.

B.4 – Informazione alla popolazione

E’ fondamentale che il cittadino delle zone direttamente o indirettamente interessate all’evento conosca preventivamente:

  • caratteristiche scientifiche essenziali di base del rischio che insiste sul proprio territorio;
  • le predisposizioni del piano di emergenza nell’area in cui risiede;
  • come comportarsi, prima, durante e dopo l’evento;
  • con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.

B.5 – Salvaguardia del sistema produttivo locale

Questo intervento di protezione civile si può effettuare o nel periodo immediatamente precedente al manifestarsi dell’evento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che l’evento abbia provocato danni (eventi imprevedibili) alle persone e alle cose; in questo caso si dovrà prevedere il ripristino dell’attività produttiva e commerciale nell’area colpita attuando interventi mirati per raggiungere tale obiettivo nel più breve tempo possibile. La concorrenza delle aziende produttive nel mercato nazionale e internazionale non permette che la sospensione della produzione sia superiore ad alcune decine di giorni.

B.6 – Ripristino della viabilità e dei trasporti

Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti terrestri, aerei, marittimi, fluviali; del trasporto delle materie prime e di quelle strategiche; l’ottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e l’accesso dei mezzi di soccorso nell’area colpita.

B.7 – Funzionalità delle telecomunicazioni

La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nell’area colpita attraverso l’impiego necessario di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovrà mantenere la funzionalità delle reti radio delle varie strutture operative per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi, etc. In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto la quale garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi mirati per ridare piena funzionalità alle telecomunicazioni.

B.8 – Funzionalità dei servizi essenziali

La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante l’utilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti, dovrà prevedere l’impiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato, prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.

B.9 – Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali

Nel confermare che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile”, messo in crisi da una situazione di grandi disagi fisici e psicologici, è comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo specifiche squadre di tecnici per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure.

B.10 – Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose

La modulistica allegata al piano è funzionale al ruolo di coordinamento e indirizzo che il Sindaco è chiamato a svolgere in caso di emergenza. La raccolta dei dati, prevista da tale modulistica, è suddivisa secondo le funzioni comunali previste per la costituzione di un Centro operativo Comunale. Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati che risultano omogenei e di facile interpretazione.

B.11 – Relazione giornaliera dell’intervento.

La relazione sarà compilata dal Sindaco e dovrà contenere le sintesi delle attività giornaliere, ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente.

Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno anche, attraverso i mass media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovrà adottare.

I giornalisti verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana.

Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare, per i giornalisti, supporti logistici per la realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione.

B.12 – Struttura dinamica del piano: aggiornamento dello scenario, delle procedure ed esercitazioni

Il continuo mutamento dell’assetto urbanistico del territorio, la crescita delle organizzazioni di volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano, sia per lo scenario dell’evento atteso che per le procedure.

Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle singole strutture operative previste dal piano di emergenza; sarà quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza comunale, redatto su uno specifico scenario di un evento atteso, in una determinata porzione di territorio. Per far assumere al piano stesso sempre più le caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato, sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie:

  • esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano;
  • esercitazioni congiunte tra le strutture operative e la popolazione interessata all’evento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamità);
  • esercitazione periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e dell’efficienza dei collegamenti.

Ad una esercitazione a livello comunale devono partecipare tutte le strutture operanti sul territorio coordinate dal Sindaco. La popolazione, qualora non coinvolta direttamente, deve essere informata dello svolgimento dell’esercitazione.

C – MODELLO DI INTERVENTO

Rappresenta il Coordinamento di tutti di Centri Operativi (DICOMAC, CCS, COM, COC) dislocati sul territorio

C.1 Sistema di comando e controllo

Il Sindaco per assicurare nell’ambito del proprio territorio comunale la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita, provvede ad organizzare gli interventi necessari dandone immediata comunicazione al Prefetto, Presidente della Giunta Regionale e il Presidente della Giunta Provinciale che lo supporteranno nelle forme e nei modi secondo quanto previsto dalla norma.

C.1.1 Centro Operativo Comunale (COC)

Il Sindaco, in qualità di Autorità comunale di protezione civile, al verificarsi dell’emergenza, nell’ambito del territorio comunale, si avvale del Centro Operativo Comunale per la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita. Il Centro Operativo Comunale dovrà essere ubicato in un edificio non vulnerabile ed in un’area di facile accesso.

La struttura del Centro Operativo Comunale si configura secondo nove funzioni di supporto:

  • Tecnica e di Pianificazione
  • Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria
  • Volontariato
  • Materiali e mezzi
  • Servizi essenziali e attività scolastica
  • Censimento danni a persone e cose
  • Strutture operative locali
  • Telecomunicazioni
  • Assistenza alla popolazione

Ogni singola funzione avrà un proprio responsabile che in, “tempo di pace”, aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e, in caso di emergenza, nell’ambito del territorio comunale, affiancherà il Sindaco nelle operazioni di soccorso.

 

PIANIFICAZIONE COMUNALE DI EMERGENZA

LE FUNZIONI DI SUPPORTO

 

 

 

 

TECNICA E

PIANIFICAZIONE

 

 

 

Tecnici comunali, provinciali, regionali – Comunità montane – Responsabili delle reti di monitoraggio locali – Unità operative dei gruppi nazionali – Uffici periferici dei servizi tecnici nazionali – Tecnici o professionisti locali

 

 

 

 

 

SANITA’ UMANA

E VETERINARIA

ASSISTENZA SOCIALE

 

 

 

Referente 118

ASL

C.R.I.

Volontariato socio-sanitario

 

 

 

VOLONTARIATO

 

 

Coordinamento delle associazioni comunali e locali

 

 

 

 

MATERIALE

 E MEZZI

 

Aziende pubbliche e private – Volontariato – C.R.I. – Risorse dell’Amministrazione locale

 

 

 

SERVIZI  ESSENZIALI

E ATTIVITA’

SCOLASTICA

 

 

 

ENEL – SNAM – Gas – Acquedotto – Smaltimento rifiuti – Aziende municipalizzate – Ditte di distribuzione carburante – Provveditorato agli studi

 

 

 

CENSIMENTO DANNI

A PERSONE E COSE

 

Squadre comunali di rilevamento (comuni, comunità montane, provincia, regione, WWF, Gruppi nazionali e servizi tecnici nazionali)

 

STRUTTURE

OPERATIVE LOCALI

VIABILITA’

 

 

Vigili Urbani – Volontariato – Forze di Polizia Municipale – VV.F.

 

 

TELECOMUNICAZIONI

 

 

Società di telecomunicazioni

 

 

ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE

 

 

 

Assessorati competenti: comunali, provinciali, regionali – Volontariato socio-sanitario

 

 

 

 

 

 

– TECNICO SCIENTIFICA, PIANIFICAZIONE

Il referente sarà il rappresentante del Servizio Tecnico del comune, prescelto già in fase di pianificazione; dovrà mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche.

– SANITÀ’, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA

Saranno presenti i responsabili della Sanità locale, le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. Il referente sarà il rappresentante del Servizio Sanitario Locale.

– VOLONTARIATO

I compiti delle organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla tipologia delle attività esplicate dall’organizzazione e dai mezzi a disposizione. Pertanto nel centro operativo, prenderà posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile. Il coordinatore provvederà, in “tempo di pace”, ad organizzare esercitazioni congiunte con le altre forze preposte all’emergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative delle organizzazioni.

– MATERIALI E MEZZI

La funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione, attraverso il censimento dei materiali e mezzi comunque disponibili e normalmente appartenenti ad enti locali, volontariato etc. deve avere un quadro costantemente aggiornato delle risorse disponibili. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nell’area dell’intervento.

Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il Sindaco rivolgerà richiesta al Prefetto competente.

– SERVIZI ESSENZIALI E ATTIVITÀ’ SCOLASTICA

A questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l’efficienza e gli interventi sulla rete. L’utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque diretta dal rappresentante dell’Ente di gestione nel Centro operativo. Tutte queste attività devono essere coordinate da un unico funzionario comunale.

– CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE

Il censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dell’evento calamitoso e per stabilire gli interventi d’emergenza. Il responsabile della funzione, al verificarsi dell’evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a:

  • persone
  • edifici pubblici
  • edifici privati
  • impianti industriali
  • servizi essenziali
  • attività produttive
  • opere di interesse culturale
  • infrastrutture pubbliche
  • agricoltura e zootecnia

Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarrà di funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune o del Genio Civile regionale e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale.

E’ altresì ipotizzabile l’impiego di squadre miste di tecnici dei vari Enti per le verifiche speditive di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti.

– STRUTTURE OPERATIVE LOCALI

Il responsabile della funzione dovrà coordinare le varie componenti locali istituzionalmente preposte alla viabilità. In particolare si dovranno regolamentare localmente i trasporti, la circolazione inibendo il traffico nelle aree a rischio, indirizzando e regolando gli afflussi dei soccorsi.

– TELECOMUNICAZIONI

Il coordinatore di questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale della Telecom, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’organizzazione dei radioamatori presenti sul territorio, predisporre una rete di telecomunicazione non vulnerabile.

– ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE

Per fronteggiare le esigenze della popolazione dovrà presiedere questa funzione un funzionario dell’Ente amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come “zone di attesa e/o ospitanti”. Il funzionario dovrà fornire un quadro delle disponibilità di alloggiamento e dialogare con le autorità preposte alla emanazione degli atti necessari per la messa a disposizione degli immobili o delle aree. Attraverso l’attivazione delle funzioni comunali, nel centro operativo comunale, si raggiungono due distinti obiettivi: si individuano vari responsabili delle funzioni in emergenza; si garantisce il continuo aggiornamento del piano tramite l’attività degli stessi responsabili in “tempo di pace”.

Tramite l’attività dei responsabili delle funzioni comunali si avrà quindi la possibilità di tenere sempre efficiente il piano di emergenza che per la prima volta vede per ogni argomento (funzione) un unico responsabile sia in emergenza e non. Questo consente al Sindaco di avere nel Centro Operativo esperti che già si conoscono e lavorano nel piano e quindi di raggiungere una miglior omogeneità fra i suoi componenti e le strutture operative altrimenti diversificati fra di loro per procedure interne, mentalità e cultura.

C.2 Attivazioni in emergenza

Rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal Sindaco e si articolano nella

• reperibilità dei 9 funzionari del Centro Operativo comunale;

• delimitazione delle aree a rischio;

• predisposizione delle aree di ammassamento dei soccorritori;

• allestimento delle aree di ricovero della popolazione.

C.2.1 Reperibilità dei funzionari del Centro Operativo Comunale

Il Centro Operativo del Comune è composto dai responsabili delle 9 funzioni di supporto che saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti in aree sicure e facilmente accessibili.

C.2.2 Delimitazione delle aree a rischio

Tale operazione avviene tramite l’istituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilità che hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita nell’area a rischio. La predisposizione dei cancelli dovrà essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni.

C.2.3 Aree di ammassamento dei soccorritori (simboleggiare con colore giallo)

Le aree di ammassamento dei soccorritori devono essere preventivamente individuate dalle Autorità competenti (Regione, Province) al fine di garantire un razionale impiego nelle zone di operazione dei soccorritori.

Esse rappresentano il primo orientamento e contatto dei soccorritori con il Comune. Tali aree debbono essere predisposte nelle vicinanze dei caselli autostradali o comunque facilmente raggiungibili anche con mezzi di grandi dimensioni; possibilmente lontano dai centri abitati e non soggette a rischio.

C.2.4 Aree di ricovero della popolazione (simboleggiare con colore rosso)

Tali aree devono essere dimensionate per accogliere almeno, una tendopoli per 500 persone, facilmente collegabili con i servizi essenziali (luce, acqua, fognature, etc.) e non soggette a rischi incombenti. Queste aree dovranno essere preventivamente conosciute in quanto si configurano come spazi ove verranno installati i primi insediamenti abitativi di emergenza.

C.2.5 Aree di attesa della popolazione (simboleggiare con colore verde)

Sono aree di prima accoglienza in piazze o luoghi aperti sicuri, ove la popolazione riceverà le prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforti in attesa dell’allestimento delle aree di ricovero con tende e roulottes.

 

Simbologia da utilizzare

 

CCS  (Centro Coordinamento Soccorsi)       Å

COM (Centro Operativo Misto)                       r

COC (Centro Operativo Comunale)               o

 

Aree di ammassamento soccorritori.  colore giallo      

Aree di ricovero della popolazione:    colore rosso

Aree di attesa della popolazione:        colore verde

 

PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE DI ________________________________

 

ATTIVAZIONE IMMEDIATA DOPO UN EVENTO

 

 

Sala Operativa presso:

 

 

SE QUESTI LOCALI RISULTASSERO INAGIBILI LA SALA OPERATIVA SARA’ ALLESTITA NEI LOCALI :

 

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Aree di Attesa

 

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Zone più vulnerabili

 

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(individuate nello scenario di rischio)

 

Vitalità di un piano

Il Piano di emergenza non può essere un documento che resta nel fondo di un cassetto, ma deve essere reso vivo individuando delle persone che lo aggiornano e lo attuano. Gli elementi per tenere vivo un Piano sono:

  1. Aggiornamento periodico
  2. Attuazione di esercitazioni
  3. Informazione alla popolazione

1 – Aggiornamento periodico

Poiché la Pianificazione di Emergenza risente fortemente della dinamicità dell’assetto del territorio, sia dal punto di vista fisico che antropico, occorre tenere costantemente aggiornati i seguenti parametri:

  • evoluzione dell’assetto del territorio;
  • aggiornamento delle tecnologie scientifiche per il monitoraggio;
  • progresso della ricerca scientifica per l’aggiornamento dello scenario dell’evento massimo atteso.

2 – Attuazione di esercitazioni

L’esercitazione è il mezzo, fondamentale, per tenere aggiornate sia le conoscenze del territorio, che l’adeguatezza delle risorse (uomini e mezzi) e per verificare il modello di intervento. Gli elementi indispensabili per l’organizzazione di una esercitazione sono:

            1)       Premessa

            2)       Scopi

            3)       Tema (scenario)

            4)       Obiettivi

            5)       Territorio

            6)       Direzione dell’esercitazione

            7)       Partecipanti

            8)       Avvenimenti ipotizzati

Come si organizza un’esercitazione. Le esercitazioni di PC, organizzate da Organi, Strutture e Componenti del SNPC possono essere di livello nazionale, regionale, provinciale, e comunale. Sono classificate in:

  1. Per posti comando
  2. Operative
  3. Dimostrative
  4. Miste

A – Esercitazioni per posti comando e telecomunicazioni

  • Quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazione

B – Esercitazioni operative

  • Quando coinvolgono solo le strutture operative con l’obiettivo specifico di testarne la reattività, o l’uso dei mezzi e delle attrezzature tecniche d’intervento

C – Esercitazioni dimostrative

  • Movimenti di uomini e mezzi con finalità insita nella denominazione

D – Esercitazioni miste

  • Quando sono coinvolti uomini e mezzi di Amministrazioni ed Enti diversi.

3 – Informazione alla popolazione

La conoscenza del Piano da parte della popolazione è l’elemento fondamentale per rendere un Piano efficace. L’informazione alla popolazione deve essere caratterizzata da uno stretto rapporto tra conoscenza – coscienza – autodifesa:

–        conoscenza intesa come adeguata informazione scientifica dell’evento mediante l’uso corretto dei mass media;

–        coscienza: presa d’atto della propria situazione di convivenza in una situazione di possibile rischio presente in un determinato territorio;

–       autodifesa: adozione di comportamenti corretti in situazioni estreme.

 

 

Verifica di un piano

E’ possibile verificare se un Piano è realmente efficace in ogni sua parte rispondendo ai 10 i quesiti tecnico-organizzativi posti da Luis Theodore, Joseph P. Reynolds e Francis B. Taylor..

I 10 quesiti possono anche essere utilizzati come continua verifica durante la stesura e l’utilizzo del Piano di emergenza.

 

  1.      1.          Il Piano copre tutte le emergenze che si possono realisticamente verificare o solo quelle che , per motivi di opportunità, sono state considerate “possibili” dai redattori del Piano?

 

  1.      2.          Il Piano è mai stato “rodato” da una esercitazione seria e cioè improvvisa o il tutto si è risolto in uno show realizzato ad uso dei mass-media?

 

  1.      3.          Il Piano è conosciuto dalla popolazione, da tutti i funzionari che saranno coinvolti, dai mass-media, o serve solo a riempire il fondo di qualche cassetto?

 

  1.      4.          E’ previsto nel piano un responsabile ufficiale dell’informazione, oppure, durante l’emergenza, ogni funzionario si sentirà autorizzato a dire la sua?

 

  1.      5.          Il Piano si basa su strutture e mezzi che già esistono o si basa su strutture e mezzi che ”si prevede che”, “saranno o“dovranno”?

 

  1.      6.          Il Piano indica chiaramente chi comanda (e su chi) durante la gestione dell’emergenza, o rimanda ad ineffabili “coordinamenti”?

 

  1.      7.          Il Piano prevede una catena di comando in caso di indisponibilità del responsabile?

 

  1.      8.          Esiste qualche autorità pubblica che ha ritenuto valido il piano di emergenza e che quindi pagherà di persona qualora il piano approvato si rivelasse inefficace?

 

  1.      9.          Il Piano è stato accettato (e quindi controfirmato) dai responsabili delle strutture operative che dovranno intervenire durante l’emergenza, oppure essi si riterranno svincolati da ogni impegno durante una vera emergenza?

 

  1.  10.          Da quanto tempo il Piano è stato aggiornato?