Conosciamo Novara

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Cenni storici

La citta’ di Novara, che oggi conta circa 100.000 abitanti, ebbe origini antichissime, tanto che si formò molto prima di Roma, anche se da principio non fu un vero e proprio centro cittadino, ma fu formato dalle popolazioni che abitavano i laghi vicini o le pianure circostanti.

Riguardo alle origini della città vi sono due ipotesi differenti: secondo Catone furono fondatori i Levi, una tribù ligure stanziatasi tra il Sesia e il Ticino, secondo Plinio i Galli Vertamocori.

La storia ci dice comunque che Novara venne edificata in un primo tempo dai Liguri e, dopo essere stata distrutta dai Galli di Belloveso, fu ricostruita dai Vertocomacori.

Nel III secolo a.C. il territorio venne conquistato dai Romani che vi fondarono la città denominata “Novaria”, nome derivante da Nubilaria il cui significato dovrebbe essere città avvolta nella nebbia.

Verso la fine del II secolo a.C., Novara divenne una colonia e dal I secolo a.C. fu municipio romano, in questo periodo ebbe un forte sviluppo commerciale.

Durante il periodo romano, Novara fu naturalmente una città pagana legata a divinità dell’Olimpo greco è passata poi al culto romano. Nei secoli successivi al dominio romano, la storia di Novara si fa buia e offuscata sino al 569 d.C., con l’occupazione dei Longobardi che si stabilirono nella città, unendosi alla popolazione indigena.

La dominazione longobarda fu molto significativa da un punto di vista religioso.
Proprio in questo periodo, infatti, la popolazione novarese abbandonò il culto olimpico greco-romano per abbracciare il cristianesimo, divulgato secondo la tradizione da san Gaudenzio, primo vescovo della città.

Dopo l’anno Mille, Novara fu al centro di una serie di battaglie che coinvolsero le potenze italiane ed europee: importantissima fu l’invasione della città da parte delle truppe di Enrico V che, nel 1110, ne ordinò la distruzione delle mura perimetrali.

Per tutto il Medioevo Novara fu un importante centro del potere religioso, dipendente dall’autorità vescovile: solo con l’avvento dei comuni, l’influenza della Chiesa sulla vita politica diminuirà per lasciare il posto a nuove istituzioni cittadine.

Dopo un iniziale momento di adesione alla politica imperiale, a dire il vero piuttosto forzata visto che la città, nel 1154, era stata conquistata dal Barbarossa, Novara aderì alla Lega Lombarda e partecipò attivamente alla lotta dei Comuni.

Dall’inizio del Trecento le sorti della città si legarono definitivamente a quelle di Milano: passò dai Visconti agli Sforza e viceversa per più di una volta, finché Carlo V non la conquistò nel 1530 inserendola nei suoi estesi domini italiani.
I due successivi secoli furono secoli di decadenza anche urbanistica: negli anni immediatamente seguenti la conquista furono ad esempio costruite nuove mura distruggendo antichi quartieri medievali.

Il trattato d’Utrecht dell’11 aprile 1713 sancì il passaggio del territorio di Novara sotto il controllo austriaco che durò fino alla pace di Vienna del 1735 tra la Francia, l’Austria e la Sardegna.
La città fu concessa a Carlo Emanuele III, diventando parte del Regno di Sardegna.

Durante il periodo napoleonico Novara divenne capoluogo del dipartimento dell’Agogna e nel 1814 tornò ad essere parte del territorio sabaudo.
Il periodo risorgimentale della città fu segnato da alcune battaglie significative combattute nei territori provinciali.
La prima si svolse nell’aprile del 1821, e coinvolse i liberali piemontesi e le truppe sabaude del re Carlo Felice, rinforzate dall’aiuto di reggimenti austriaci. Lo scontro ebbe luogo presso il centro cittadino, ed ebbe come conseguenza l’annessione all’impero austriaco di alcuni territori piemontesi.

La seconda si svolse il 23 marzo del 1849, durante la quale le truppe piemontesi furono sconfitte a sud della città da quelle austriache, e nello stesso giorno Carlo Alberto abdicò in favore di Vittorio Emanuele II.
Da allora la storia di Novara divenne parallela a quella del Regno di Sardegna.

Caratteristiche fisiche

Novara capoluogo di provincia del Piemonte orientale, è universalmente definita la più lombarda delle province piemontesi, ed è sufficiente dare un occhiata ad una cartina geografica per capire il motivo di tale definizione.

La città è situata nella Pianura Padana tra il torrente Agogna e il Terdoppio, dista 101 chilometri da Torino e 50 da Milano ed è lontana appena 11 km dal fiume Ticino, che segna il confine con la Lombardia.

 

Monumenti

Novara è una città elegante e accogliente, ricca d’arte, di cultura e di storia, immersa in un ambiente di bellezza eccezionalmente variegata.

La Basilica dedicata a Gaudenzio, primo vescovo di Novara le cui spoglie sono conservate all’interno dell’edificio, costituisce il maggiore simbolo cittadino non tanto per l’impianto generale, iniziato dal Tibaldi è 1557, quanto per la sorprendente cupola costruita nell’Ottocento dall’Antonelli, l’architetto della Mole torinese, alta circa 121 metri e divenuta ormai il simbolo della città.
In cima alla cupola è posizionata la statua del Salvatore, opera del milanese Pietro Zucchi.
Mentre il campanile della basilica di epoca settecentesca è da attribuire a Benedetto Alfieri.

Da notare l’ingresso della Basilica, di monumentali proporzioni, e la porta in noce lavorato, con rosoni e teste di ferro fuso, opera dell’Antonelli.
L’interno, a croce latina, consta di una navata unica, affiancata da cappelle laterali collegate tra loro, di un ampio transetto e di un profondo presbiterio.
Tra gli arredi interni spiccano: la Cappella dell’Angelo Custode, con affreschi eseguiti nel 1627 dal Tanzio e la Cappella della Buona Morte decorata da affreschi del Morazzone.
All’interno della Basilica è di grande interesse artistico la cappella della Natività, dove è conservato un monumentale polittico di Gaudenzio Ferrari datato tra il 1514 e il 1516.
La cupola fu progettata dall’Antonelli ed è formata da una struttura autoportante a blocchi successivi che terminano nella lanterna.
Il grande artista si rifece ai modelli decorativi di cupole antiche, affidando alle volte costolate che si susseguono il compito di reggere il peso del corpo superiore della cupola, utilizzando strutture arcuate interne come elementi di scarico dei pesi.
Internamente ai paramenti esterni si trova cioè una seconda struttura, in mattoni, che sostiene le varie parti della costruzione.
La bravura dell’Antonelli consiste, quindi, nell’aver utilizzato una struttura precedentemente progettata per una cupola di diversa natura e dimensioni.

Luogo di culto è invece lo Scurolo di San Gaudenzio, che si trova nel transetto destro della Basilica e viene aperto al pubblico il 22 gennaio, giorno della festa patronale.
Nello scurolo settecentesco è conservata un’urna d’argento con i resti di San Gaudenzio.

Il Duomo attuale è stato costruito in luogo del precedente duomo romanico, risalente ai secoli XI e XII. Nel 1831, l’Antonelli, su committenza dei novaresi, propose il maestoso disegno del Duomo neoclassico, la cui realizazione implicò la distruzione dell’antico Duomo romanico e la sistemazione di tutta l’area ad esso adiacente.
La chiesa internamente è composta da tre navate sostenute da imponenti colonne.
Di particolare interesse artistico risulta l’altare costruito dallo stesso Antonelli.
All’interno sei arazzi fiamminghi del XVI secolo separano la navata centrale dalle laterali.
Sul pavimento del presbiterio e dell’abside si può ancora vedere il mosaico medioevale (XII secolo).

Il Duomo conserva importanti opere di Gaudenzio Ferrari, di G.B. Giovenone e di Bernardino Lanino e custodisce laBiblioteca Capitolare, una delle più ricche del Piemonte, ed il prezioso Tesoro.
Nel chiostro della canonica del Duomo è ospitato il Museo Lapidario, che custodisce terrecotte, sarcofagi ed iscrizioni d’epoca etrusca, romana e paleocristiana.

Alla chiesa è collegato l’Oratorio di S. Siro, adiacente la sagrestia: l’edificio risale al XII secolo ed è decorato da un importante ciclo di affreschi della stessa epoca raffiguranti storie del santo titolare.

Il Broletto, un interessantissimo complesso architettonico posto di fronte al Duomo, è costituito da quattro edifici storici sorti in epoche diverse con materiali ed elementi decorativi non coerenti tra loro e disposti a quadrilatero attorno al cortile centrale.

Il palazzo del Podestà, costruito tra Trecento e Quattrocento, il Palazzo del Comune, duecentesco, con un portico al piano terra sovrastato da un ampio salone per le assemblee pubbliche, o Arengo, decorato sulla facciata da un fregio pittorico con scene cavalleresche, e il Palazzo dei Paratici, al quale nel corso del Settecento fu addossata una loggetta dalle linee semplici ed essenziali.

Sorto su un’area pubblica, prima delimitata da siepi poi da edifici, il Broletto, cuore pulsante della città, fu anche sede delle carceri poi delle corporazioni artigiane e ospita oggi i Musei Civici, con collezioni d’arte e reperti archeologici che riconducono agli albori della storia novarese.

Il Battistero è il monumento più antico di Novara, sorge di fronte al Duomo, risale al IV-V secolo d.C. e vi si accede dall’ingresso situato sotto i portici di Piazza della Repubblica.
E’ un interessante edificio paleocristiano di grande valore archeologico, a base ottagonale, all’interno del quale si alternano cappelle rettangolari e semicircolari.
La facciata ha tre ingressi.
All’interno, protetti da cristallo, sono conservati i residui della primitiva piscina ottagonale battesimale, il pozzo cilindrico, profondo circa 9 metri e ora secco, e il canaletto di scarico.
La pavimentazione dell’interno, di cui sono rimasti resti marginali, era a formelle quadrate, esagonali o triangolari di marmi bianchi e grigio-scuri.
La decorazione delle pareti interne era tutta in mosaico a soggetto floreale.
Molte tesserine sono state reperite sparse tra il calcestruzzo del pavimento.
L’interno è decorato con un notevolissimo ciclo di affreschi del X secolo rappresentante Scene dell’Apocalisse.
Il tiburio e la cupola sono di epoca romanica.
Una campagna di restauri avvenuta tra anni Cinquanta e Sessanta del Novecento ha riportato la struttura alla sua forma originaria, liberandola da tutto il confuso impianto decorativo che le si era sovrapposto nei secoli.

Il Castello, edificato verso la seconda metà del Trecento, il dominio di Galeazzo Visconti, si affaccia su Piazza dei Martiri e sull’ottocentesco palazzo del Mercato; all’interno del quale troviamo la sala contrattazioni della Borsa.

Intorno al castello si distende il grande parco dell’Allea, vero e proprio polmone verde della città, oggi attrezzato secondo criteri attuali, ma che nel disegno e nella struttura, anche delle piantumazioni, riporta alla tradizione dei grandi giardini del passato.

La leggenda più celebre riguardante il Castello è quella dell’esistenza di un cavallo d’oro massiccio.
Si dice che il cavallo disegnato da Leonardo da Vinci sia stato fabbricato in miniatura fondendo oro per ordine diLudovico il Moro, che fu catturato proprio nell’edificio.
La statua sarebbe stata nascosta nei sotterranei per essere poi trasportata, ma nessuno ne seppe più nulla.
La riscoperta e l’utilizzo del Castello degli ultimi anni ha restituito a Novara un suo monumento insigne, che è diventato luogo di visita e passaggio per tutta la cittadinanza.
La sua corte centrale ospita manifestazioni artistiche e culturali.

Palazzo Medici, fu costruito intorno alla metà del secolo XVI dall’architetto Vincenzo Seregni e manifesta nella sua architettura i nuovi orientamenti umanistici.
Presenta sulla facciata una decorazione a bugnato e nei timpani delle finestre cinque busti vestiti all’antica, modellati in stucco.
All’interno si trova il cortile quadrato su cui si affacciano le quattro pareti del palazzo, completate con bugnato al piano inferiore e con stucchi e lesene nei due piani superiori.
Le finestre si affacciano sul cortile per avere da esso luce e aria. Sul lato sinistro del palazzo è collocata una piccola loggia, con colonne rastremate di tipo classico, che immette nel giardino.

Particolarmente elaborati sono anche gli stucchi delle volte del portone.
L’importanza di Palazzo Medici consiste, perciò, nelle novità strutturali e architettoniche che ne fanno un singolare edificio all’interno dell’urbanistica novarese.

Palazzo Bellini anticamente apparteneva alla famiglia Tornielli, poi passò ai Bagliotti che lo fecero restaurare nel 1680 e successivamente divenne proprietà della famiglia Bellini.
Dotato all’interno di un nobile quadriportico e di ricca decorazione con stucchi e pitture, nel 1900 venne acquistato dalla Banca Popolare, fondata a Novara nel 1871.
Dopo il completamento della facciata ad opera dell’architetto Luigi Broggi di Milano, a partire dal 1905 divenne la sede centrale della stessa banca.
Gli antichi e sontuosi ambienti, decorati dal pittore settecentesco Antonio Pianca, furono destinati a funzioni di rappresentanza.
E’ un palazzo storico: nel 1800 ospitò Napoleone Bonaparte; la notte del 23 marzo 1849, dopo la battaglia di Novara, Carlo Alberto firmò la sua abdicazione al trono prima dell’esilio e nel 1859 l’imperatore Napoleone III vi soggiornò con il suo stato maggiore in attesa della battaglia di Magenta.

Palazzo Cacciapiatti Fossati, oggi sede del Tribunale e trasferito in via Azario alla fine del XIX secolo, fu costruito tra il 1670 e il 1674.
Le due ali che danno verso il baluardo vennero aggiunte in seguito.
La casata costituisce una delle antiche discendenze della famiglia Caccia risalente al sec. XIII, ciascuna delle quali ha assunto titolo aggiuntivo dai feudi di cui era investita dai vari principi, o da qualche carica d’onore ricoperta da un suo appartenente per virtù o prerogativa.
Lo stemma di questa famiglia consiste in uno scudo fasciato di rosso e di argento e sopra il cimiero porta un cane levriero che innalza una spada sulla cui punta è infilzata una lingua in rosso con il motto Sic lingua fallaci.
L’edificio è di gusto pienamente barocco e presenta caratteri settecenteschi.
La facciata è liscia e omogenea, non interamente decorata da stucchi ma solo intonacata. L’elemento decorativo principale è costituito dalle finestre, incorniciate da stucchi bianchi, morbidamente modellati.
La caratteristica significativa di Palazzo Fossati è rappresentata dalla ricerca di elementi architettonici belli ed elaborati, ma soprattutto funzionali.
Inoltre le decorazioni investono anche elementi accessori dell’edificio, come la ringhiera del balcone e la cancellata oltre il portone, realizzate in ferro battuto.
In tal modo il palazzo diventa concreta sintesi di sobrietà ed eleganza. Il cortile è circondato da una loggia al piano terra ed è più grande per consentire l’ingresso alle carrozze.
Dove ora vi sono le ali del palazzo, volte al baluardo, un tempo vi era un giardino.

Il Palazzo del Mercato, che ha pianta pressoché quadrata ed è porticato su tutti i lati, è compreso tra corso Italia e piazza Martiri della Libertà, un tempo rispettivamente corso di Porta Torino e piazza Castello.
Fu costruito fra 1817 e 1842 su progetto di Luigi Orelli, per ospitare la contrattazione delle granaglie.

Teatro Coccia, fu eretto nella seconda metà del XVIII e venne inaugurato il 22 dicembre 1888.
L’esterno è dipinto in grigio, a “effetto granito” e su tre lati si apre un portico sorretto da colonne in granito rosso.
L’atrio presenta un pavimento a mosaico, quattro colonne in ghisa reggenti la struttura portante e quattro nicchie in cui sono posti i busti di Bellini, Rossini, Donizetti e Verdi.
All’ingresso della platea vi sono i busti di Saverio Mercadante e Carlo Coccia. La sala è a forma di ferro di cavallo e contiene quattro ordini.
I palchi sono sporgenti, sorretti da colonnine in ghisa: decorati in stile rinascimentale, disponevano di retropalchi e di camerini privati.
Il palcoscenico è molto grande, con sfondati laterali e una parte centrale mobile per consentire il passaggio delle scene e dei cavalli usati negli spettacoli equestri.
Il Teatro Coccia è il simbolo di un passato molto più antico, è la più significativa dell’evoluzione di una città che ha saputo conservare i suoi ricordi. Fra i personaggi illustri che hanno calcato le scene del Coccia, ricordiamo il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini e il compianto Guido Cantelli.

La Chiesa D’Ognissanti venne forse edificata nella prima metà del XII secolo.
La pianta è a tre navate, formate ciascuna da quattro campate, e presenta un transetto che non sporge, la cupola e l’abside semicircolare.
I restauri, compiuti negli anni cinquanta hanno messo in luce le forme romaniche della chiesa, eliminando ogni traccia dei precedenti adattamenti barocchi.

All’interno la decorazione è costituita da affreschi di cui oggi restano solo pochi frammenti, tra i quali è significativo ricordare quello raffigurante la Madonna del Latte, risalente al XV secolo.
Esternamente la chiesa è ornata da archetti pensili che scorrono sotto la gronda del tetto, poggianti su piccole mensole in cotto di diversa sagomatura.

La muratura è formata da mattoni disposti in modo regolare. L’elemento architettonico di maggior rilievo è rappresentato dalla cupola, collocata su un alto tiburio ottagonale che riceve luce da monofore, a volte appaiate.

La Chiesa del Rosario venne costruita a partire dal 1599 e fu consacrata nel 1618.
La chiesa ha un’unica navata e presenta nel presbiterio un ciclo di particolare rilievo con Storie di San Pietro Martire, dipinto da Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiammenghino nel 1637 come ex voto della comunità civica novarese dopo la peste del 1637.
Nella chiesa si conserva anche un gruppo marmoreo quattrocentesco della Vergine col Bambino, appartenente alla romanica Santa Maria di Ingalardo, preesistente alla costruzione barocca.

La Chiesa di San Marco fu edificata nel 1607, possiede un unica navata con sei cappelle laterali e un transetto molto breve.
La chiesa è conclusa da una cupola a base rettangolare impostata sopra il transetto e da una tazza posta a copertura del coro.
Di particolare rilievo per la raffinatezza dell’intaglio e la complessità compositiva sono anche i confessionali e il pulpito lignei, collocati nella navata.
L’edificio seicentesco conserva al suo interno pregevoli opere d’arte piemontese: oltre agli affreschi della volta, eseguiti dal Moncalvo, potremo ammirare un tela con la Presentazione della croce del Procaccini e un Martirio di s. Marco eseguito all’inizio del seicento da Daniele Crespi.

La chiesa di Sant’Eufemia, venne ricostruita a partire dal 1666, su commissione della Confraternita omonima, e completata nel 1698. La chiesa possiede un’elegante facciata concava, costruita tra il 1694 e il 1698. Partita in fasce orizzontali da cornici aggettanti, ha al centro un protiro sostenuto da snelle colonne e sormontato da una grandiosa finestra, sopra la quale si erge un timpano ad arco ribassato.

E’ organizzata con transetto e coro ad una sola navata e contiene opere pittoriche di buon livello e ottimi intagli lignei.
Fra i dipinti sono da segnalare: la tela di G. Pianca Martirio di un Santo datata 1745, quella firmata da Sant’Agostino e datata 1677 raffigurante l’Assunta fra Santi, il dipinto seicentesco di Bartolomeo Vandoni raffigurante Sant’Omobono e l’affresco quattrocentesco collocato nel coro.

La Chiesa di San Nazzaro della Costa, costruita fra il 1441 e il 1470, sorge ad un paio di Chilometri dal centro cittadino originale, sul Colle della Vittoria.
La chiesa venne in parte ristrutturata in epoca successiva con consistenti lavori di ampliamento e di rifacimento di un antico oratorio delle Clarisse, documentato fin dal secolo XII.
Il nucleo originario venne ingrandito verso est con il maestoso spazio del presbiterio, con la nuova abside rettangolare e, verso nord, con le tre cappelle. Successivamente si aggiunsero le cappelle di destra e si aprirono le grandi finestre decorate dalle cornici in cotto.
Al suo interno conserva un pregevolissimo ciclo di affreschi eseguiti tra Quattrocento e Cinquecento.
Di notevole rilievo l’Annunciazione, della fine del XV secolo e attribuita al giovane pittore lombardo Bernardino Zenale, che un recente restauro ha riportato alla luce sull’arco della seconda cappella a destra.

La Piramide Ossario della Bicocca
 , sorge in memoria dei caduti della storica battaglia del 23 marzo 1849 tra Piemontesi ed Austriaci.
Nel 1910 fu collocato nell’interno il trittico scolpito da Carlo Cantoni con le effigi in bronzo di Carlo Alberto e dei generali Perrone e Passalacqua.

Musei

Novara è sede di alcuni importanti musei.
Il Museo Civico, situato nel Palazzo del Broletto, ebbe origine nel 1874 per volontà della “Società Archeologica pel Museo Patrio”; scioltasi questa nel 1890, i documenti e i reperti raccolti divennero proprietà del Comune che ne curò il riallestimento nel Palazzo del Mercato nel 1910.

In seguito, 1’ampliamento delle collezioni indusse al restauro del Broletto (1926 – 1936) come sede più adeguata e rappresentativa.
Il Museo raccoglie affreschi sacri provenienti dalla provincia, tele del’500 e del’600 e armi rinascimentali, per le quali è stata allestita un’intera sala.
Si possono ricordare i dipinti di Gaudenzio Ferrari, del Tanzio da Varallo, del Moncalvo, del Cerano, del Nuvolone e del Pianca.

La sezione archeologica ospita reperti del periodo preistorico, romano, celtico e longobardo, che riconducono ai primi albori della vita nel novarese.
Tale sezione, infatti, contiene suppellettili e diverso materiale ritrovato a Novara e nelle zone limitrofe. Numerosi sono anche gli oggetti e gli ornamenti dell’epoca romana.

Il Museo Lapidario del Duomo
, creato nel 1813 dall’erudito Carlo Francesco Frasconi, cappellano della cattedrale, è stato interamente rinnovato e riaperto al pubblico nel 1999.
Il museo conserva una raccolta di iscrizioni romane, cippi, epigrafi e are provenienti dalla città e dal territorio che coprono un arco di tempo che va dal III sec. a.C. fino al V sec. d.C.
Tra queste si segnala una piccola stele grecanica, trovata a Novara nel 1813 e la stele celtica di S. Bernardino con i simboli solari di Taranis e i nomi dei figli di Dannotalos e di Esannecottios.

Il Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi di Novara, dopo il rinnovamento radicale seguito al restauro della sede di Palazzo Faraggiana, ha riaperto al pubblico la sua ricca collezione zoologica, la seconda in Piemonte per importanza dopo quella di Torino.
Attualmente la raccolta conta oltre 2500 esemplari di mammiferi e uccelli, provenienti da tutto il mondo, il nucleo principale della raccolta è costituito da specie locali ed esotiche allevate nel serraglio di Meina, dono della studiosa Caterina Faraggiana Ferrandi.
Si possono ammirare anche pelli, corna e trofei di mammiferi nostrani ed esotici, come le teste e le corna di rinoceronte nero.
Si aggiungano poi alcuni reperti fossili e mineralogici, oltre a un erbario di recente donazione.
Troviamo inoltre una raccolta di armi e oggetti provenienti da vari Paesi e una raccolta teatrale che comprende medaglie strumenti musicali, stampe e acquerelli di costumi teatrali.

Il Museo Novarese di Arte e Storia: sez. Arch. “R. Fumagalli” comprende manufatti del paleolitico, neolitico e dell’età del bronzo (corredi funerari, vetri dalla necropoli suburbana di S. Lorenzo) oltre a un’ampia documentazione sulle necropoli di Castelletto Ticino, S. Bernardino di Briona e Romentino (ornamenti, armi ed elmi delle tombe dei guerrieri di Sesto Calende).
L’arte è rappresentata da opere di Tanzio da Varallo, Daniele Crespi, Giuseppe Nuvolone, arredi e sculture del XVII e XVIII sec., dipinti di S.M. Legnani; affreschi di Johannes de Campo e di maestri novaresi e lombardi del ‘400.

Il Museo Storico Novarese “A. Rossini” ripercorre storicamente le guerre dal Risorgimento fino al 1945. Sono esposti cimeli, armi, documenti, lettere, fotografie e oggetti personali appartenuti ai soldati, che testimoniano il sacrificio dei combattenti e dei civili nelle diverse guerre.

La Galleria d’Arte Moderna ‘Paolo e Adele Giannoni’ di Novara espone circa 900 opere di artisti italiani della fine dell’800 e del ‘900.
Le tele presentano una panoramica di tutte le scuole di pittura regionale della fine del XIX secolo.

Infine è significativa la collezione Etnografica del Museo Ferrandi che comprende più di un migliaio di oggetti, raccolti da Ugo Ferrandi durante i suoi viaggi in Eritrea e Somalia, risalenti al periodo tra il 1886 e il 1920.
I cittadini novaresi hanno poi arricchito la collezione donando oggetti provenienti da altre regioni africane, americane e dell’Estremo Oriente.

Manifestazioni

Numerose sono le fiere e le manifestazioni che si svolgono a Novara.
La Fiera di Agosto si svolge in tutto il centro cittadino il primo week-end del mese di Agosto e conta ben 400 espositori di merci varie, come articoli per la casa e il giardino, bigiotteria, abbigliamento e prodotti tipici.

La Fiera di Novembre si svolge in molte vie e piazze del centro storico l’11 e il 12 del mese di Novembre e conta oltre 400 espositori di merci varie.

La Fiera patronale di San Gaudenzio, in onore del santo patrono Gaudenzio che fu primo vescovo della città, si svolge il 22 e il 23 del mese di Gennaio con circa 50 bancarelle di merci varie.

Altri eventi da non perdere sono:

Rievocazione storica della Battaglia della Bicocca – marzo
Novaracinefestival (Festival Internazionale di Cortometraggi) – marzo/aprile


Gastronomia

Il Novarese viene anche definito Dolceterra tra i due fiumi Sesia e Ticino per indicarne, non solo la dolcezza del panorama, ma anche la ricchezza di prodotti gastronomici che questa terra produce.

La gastronomia di Novara è caratterizzata dal riso, dai formaggi e dai salumi; una cucina che per la sua semplicità si discosta da quella opulenta, variata e ricca tipica di Torino, del Monferrato e delle Langhe.
Il riso è ingrediente principe nella cucina novarese, la ricetta più classica è la Paniscia , un primo piatto preparato con riso rosolato in un battuto di lardo, cipolla, burro e salame della duja e fatto cuocere nel brodo vegetale con tutte le verdure impiegate nella preparazione del brodo stesso.

Rimanendo nel tema delle risaie, altro alimento fornito in abbondanza in un ambiente come quello della risaia è la rana, nel novarese la rana viene preparata in diversi modi: fritta, in brodo o in guazzetto.

Fra i piatti di carne protagonista è l’«anitra farcita», un piatto ricco e laborioso che compare sulla tavola dei più nelle grandi occasioni; prevede un ripieno di carne di maiale, carne di vitello, salsiccia, pancetta, lardo, cipolla, riso, prosciutto, aglio, uova, pepe, noce moscata, rosmarino e salvia e una lunga cottura in tegame coperto, irrorata con brodo e vino bianco.
Altra ricetta a base di carne tipica è il Tapulon, preparato tradizionalmente con la carne d’asino che viene sostituita anche con carne di manzo.
Secondo questa ricetta la carne viene affettata finemente e si fa rosolare in olio, burro, battuto d’aglio, lauro, rosmarino e bagnata durante la cottura da vino bianco e brodo.

Anche i formaggi sono importanti da queste parti.

Il principale e a denominazione d’origine controllata è il gorgonzola, che deve essere stagionato  nella zona per assumerne la denominazione.

Il gorgonzola è un formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, le cui screziature verdi sono dovute al processo di erborinatura, cioè alla formazione di muffe.

Si presenta quindi cremoso e morbido con sapore particolare e caratteristico, leggermente piccante il tipo dolce, sapore più deciso e forte il tipo piccante la cui pasta risulta più erborinata, consistente e friabile.

Per godere al massimo della cremosità del gorgonzola dolce, è bene toglierlo dal frigorifero almeno mezz’ora prima di consumarlo.
Entrambi sono prodotti con latte pastorizzato proveniente da stalle situate nella zona di origine con aggiunta di fermenti lattici e muffe selezionate che conferiscono le caratteristiche venature.

La stagionatura si protrae per almeno 50 giorni per il tipo dolce ed oltre 80 giorni per il tipo piccante.

Ma è nella produzione di salumi e insaccati che il Novarese vanta i prodotti più tradizionali ed esclusivi.
Particolarissimo è il marzapane, un sanguinaccio composto da sangue di maiale, lardo, pane grattugiato, spezie, aglio e vino mescolati e insaccati in un budello naturale.
È una pietanza invernale che si mangia a fette, impanata, passata nell’uovo sbattuto e fritta.
Vi è poi la mortadella di fegato, nota anche con il nome di mortadella d’Orta o con quello dialettale di fidighin.
Si tratta di fegato di maiale tritato a grana fine insieme con carne di suino o di manzo, grasso di sottogola e insaporito con sale, salnistro, cannella, pepe e zucchero.
L’impasto viene arricchito da vino bianco e, talvolta, barbera brulé.
Viene stagionata per qualche mese e in qualche caso affumicata con legna aromatica.
Va bollita lentamente per un paio d’ore, quindi servita calda (ma anche tiepida o fredda) con purea di patate.

Da non tralasciare è il capitolo sui dolci, i quali spesso avevano origine o nei conventi o nelle case nobili.

Tra questi troviamo i rinomati Biscottini di Novara originari del 1500, sono biscotti piuttosto semplici fatti di una pasta senza grassi composta solo di farina, zucchero e uova.
Il pane di San Gaudenzio, pane ricoperto di mandorle, il dolce della cattedrale ripreso da una ricetta medievale, i brutti ma buoni, le ossa da mordere fatte di mandorle, nocciole, zucchero, bianco d’uovo e aroma di limone e la focaccia all’uva fragola.

Collegamenti

La città, da sempre incrocio di vie tra i maggiori centri del nord Italia, è facilmente raggiungibile con ogni mezzo.
Buoni i collegamenti autostradali: se si viaggia in auto le autostrade da prendere sono la A4 (Torino-Milano), A8(Milano-Laghi) o A26 (Genova Voltri-Sempione).
Infine ci sono i pullman extraurbani, un ulteriore collegamento per trasformare Novara in una tappa dei tuoi viaggi.
Ottimi i servizi ferroviari, il treno offre soluzioni comode, agevoli e rapide con le Ferrovie dello Stato (ma il collegamento con la Lombardia è assicurato anche dalle Ferrovie Nord Milano): un servizio presto potenziato dalla linea ad alta velocità, che collegherà Novara ai principali nodi di tutta Europa.

Se si opta invece per l’aereo, Gli aeroporti più vicini alla città sono indubbiamente i due milanesi, Malpensa e Linate.
Utilizzabile anche l’aeroporto Città di Torino a Caselle.

Itinerari

Novara, definita il capoluogo del Piemonte Orientale, è una città da scoprire lentamente, a piedi o in bicicletta senza tralasciare alcuni monumenti.
La visita di Novara non può che iniziare dall’imponente basilica cinquecentesca di San Gaudenzio, il cui progetto fu affidato all’architetto Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi, ed i cui lavori ebbero inizio nel 1577 e furono completati nel 1659, con il campanile settecentesco di Benedetto Alfieri e la cupola di Alessandro Antonelli.

Si prosegue verso il Battistero, edificio paleocristiano che risale al IV-V secolo d.C. ed è il monumento più antico della città, con antichi affreschi che illustrano scene dell’Apocalisse e del Giudizio Universale.

Il suo centro storico, prevalentemente ottocentesco, è caratterizzato da molte architetture neoclassiche.
Tra queste spicca sicuramente il Duomo, in piazza della Repubblica.
Fu edificato su progetto di Alessandro Antonelli tra il 1863 e il 1869 ad eccezione dell’abside e del presbiterio costruiti nel 1831.

Sempre in Piazza della Repubblica, si trova l’ingresso del Broletto, complesso di edifici di epoca medievale, raccolti intorno ad un ampio cortile (all’interno del Palazzo dei Paratici, antica sede della corporazione degli artigiani, è ospitato il Museo Civico “Raccolte in Palazzo Broletto”).

Nel centro storico si può passeggiare sotto i portici dell’ottocentesca piazza Martiri della Libertà, ma soprattutto in piazza Cesare Battisti, detta “Piazza delle Erbe“, il centro sociale ed economico della città.

Per gli appassionati di storia vale la pena andare alla annuale rievocazione storica della Battaglia di Novara (23 marzo 1849).
Proseguendo su Via Rosselli si incontra un altro edificio neoclassico, il Teatro Coccia.
Sull’ampia piazza si trova anche il Castello Sforzesco e passando in Largo Costituente si può ammirare un grande edificio neoclassico a portici, il Palazzo del Mercato.

Imboccando Via Andrea Costa si giunge in largo San Martino dove si può visitare la Chiesa San Martino del 1484 circa.
Proseguendo per Via Gaudenzio Ferrari, all’interno di Palazzo Faraggiana (n° 13) ci sono il Museo di Storia Naturale ed Etnografico “Ferrandi” e il Museo del Teatro e della Musica.

A pochi passi da Palazzo Faraggiana troviamo la Chiesa di San Marco (1607 – 1617) e l’edificio barocco di Palazzo Bellini.

In Piazza Gramsci c’è un altro monumento importante, la Chiesa di San Pietro al Rosario, edificata tra il 1599 e il 1618, con una facciata manieristica.
All’interno la chiesa conserva opere di Giulio Cesare Procaccini e Giovanni Mauro della Rovere e due importanti opere marmoree: la Madonna dell’Ingalardo (1450 circa) e il monumento funerario di Amico Canobio (tardo ‘500).
Situata invece sul colle della Vittoria, sorge la chiesa quattrocentesca di San Nazzaro della Costa (ad un paio di chilometri dal centro) con annessa l’Abbazia, restaurata nel ‘400 da S. Bernardino da Siena, e l’Ossario della Bicocca.